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lunedì 16 gennaio 2012

Splinder, lasciami andare!

Sto cercando di salvare il mio blog dalle grinfie di Splinder, che sta per chiudere e portare con se molti anni della mia vita.
Purtroppo i miei tentativi sono stati vani fin'ora. 
Non sono un'esperta di HTML e il file di salvataggio dati prodotto da Splinder, che potrei importare in un'altra piattaforma ha degli errori che mi impediscono di completare la procedura.
Per salvare tutte le migliaia di parole che ho scritto con amore per tanto tempo, sono andata a sbirciare e mi sono messa a spulciare tra i post scritti.
Mi sono stupita ed emozionata. Ora sembra davvero troppo che me lo dica da sola, ma ero proprio bravina.
Anzi un po' di più.
Cosa mi sia successo, questo non lo so.
Improvvisamente qualcosa mi ha lasciato.
Quella freschezza, lo sguardo sulle cose, dove sono andati a finire.
Si sono nascosti dentro di me? Da qualche parte?
Sono scivolati giù in fondo, magari in un piede? In un dito del piede?
Oppure sono come evaporati, svaniti, si sono trasformati in piccolissime goccioline di vapore e, senza che me ne accorgessi, una mattina all'alba, sono volati via.
Mi sento più sola adesso, senza quei miei pezzetti, senza quella voglia, quel pizzicorino nelle dita.
Cerco a volte di evocarlo, chiudo gli occhi, mi strofino i polpastrelli, poso le dita sulla tastiera, ma succede ben poco.
Scrivo, ma quando rileggo mi trovo delusa, nelle parole che trovo manca qualcosa.
Mi dico, lo ritroverò.
Ne sono quasi sicura.
A volte.
Altre volte, invece, penso che si sia spento qualcosa per sempre.
Forse sono invecchiata, male, evidentemente, mi dico.
Allora lascio perdere, ma poi piano piano mi avvicino ancora, mi strofino i polpastrelli, faccio un bel respiro, chiudo gli occhi e tento il salto.
Spiccherò il volo ancora una volta?

lunedì 5 settembre 2011

Un barattolo


Un barattolo color pervinca.
Lo apro e sento un profumo intenso di tè verde e gelsomino. Adesso che sono tornata a casa, lo apro e inspiro profondamente, con gli occhi chiusi. È il profumo della mia vacanza. È il profumo di una città che non vedevo da anni, una vecchia amica, il cui ricordo mi ha accompagnato sempre come l’immagine di ciò che desideravo e che sapevo che non avrei mai avuto il coraggio di avere. Un’amica più grande, che mi seguiva da lontano, nella confusione della mia vita, ma che sapevo che mi avrebbe aspettato e accolto di nuovo, prima o poi, per segnare un altro momento, un altro passaggio, un nuovo punto da cui ripartire.
La prima volta che l’ho vista mi aveva stupito con la sua aria frenetica di metropoli, ma allo stesso tempo compassata, ordinata, compatta, pur nella moltitudine di persone che l’attraversavano a passo svelto. Mi ricordo di me stessa che guardavo palazzi e vetrine che mi sembravano rappresentare un altro mondo, per me che venivo da una città anomala e provinciale, antica e arretrata.
L’ho trovata cambiata, travolta dai negozi e dai turisti, sfigurata dalle catene di negozi per mangiare male e a poco prezzo. Le donne indiane, vestite con la sari, che camminavano sfilando davanti alle vetrine di Fortnum & Mason non ci sono più. Probabilmente oggi le ragazze che passeggiano per le stesse strade sono le figlie di quelle donne e vestono all’occidentale. Perfino Harrods, da grande magazzino un po’ pacchiano, dove si potevano trovare vestiti a fiori e cappelli da vecchia signora inglese, è diventato un altrettanto pacchiano tempio dell’acquisto di lusso per clienti arabi o russi.